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Libri

La schiavitù del capitale

Enrico Franco intervista Luciano Canfora in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro  La schiavitù del capitale (Bologna, Il Mulino, 2017).

Campeggiano sulla scena del mondo due diverse utopie, tra loro molto distanti ma entrambe in difficoltà: l’utopia della fratellanza e l’utopia dell’egoismo. Il capitalismo ha vinto, ma forse è solo un tornante della storia. Proprio come l’Idra, il mostro mitologico le cui teste, mozzate da Ercole, avevano il potere di rinascere raddoppiandosi, il capitalismo, un tempo solo occidentale oggi planetario, ricompare sulla scena del mondo riproponendo nuove e più sofisticate forme di schiavitù. Ma se è vero che dai grandi conflitti del ’900 il capitalismo è uscito vincitore trionfando su ogni rivoluzione, è altrettanto vero che «l’uguaglianza è una necessità che si ripresenta continuamente, come la fame». Nella trama della storia qual è il posto di questo anelito, proprio delle religioni di salvezza e del comunismo moderno?

Luciano Canfora professore emerito dell’Università di Bari, dirige la rivista «Quaderni di storia» e collabora al «Corriere della Sera». Fra i suoi libri più recenti: «Augusto figlio di Dio» (2015), «La crisi dell’utopia. Aristofane contro Platone» (2016), «Tucidide. La menzogna, la colpa, l’esilio» (2016), tutti pubblicati con Laterza; per il Mulino «Disegnare il futuro con intelligenza antica» (curato con U. Cardinale, 2013) e «Gli antichi ci riguardano» (2014).

Enrico Franco, giornalista, direttore del "Corriere del Trentino" e del Corriere dell’Alto Adige fin dalla loro nascita, dirige dal 2015 il "Corriere di Bologna".

In collaborazione con Il Mulino e Librerie.Coop

 

Umanisti italiani

Pensiero e destino

A cura di Raphael Ebgi

Con un ampio saggio introduttivo di Massimo Cacciari

 

Da Petrarca a Savonarola, un’antologia di testi nel segno del tragico e di un’antropologia filosofica destinata a farsi teologia, ermetismo, profezia.

 

 

Umanesimo come scuola di retorica, culto dei latini e dei greci, nascita della filologia? Cacciari ci fa capire come le cose siano più complesse e meno schematiche, e come la stessa filologia umanistica vada inserita in un programma culturale più ampio nel quale l’attenzione al passato è complementare alla riflessione sul futuro, mondano e ultramondano. Dunque una filologia che è intimamente filosofia e teologia. E i nodi filosofici affrontati dagli umanisti (che in quest’ottica non iniziano con Petrarca o con i padovani, ma con lo stesso Dante) sono difficilmente ascrivibili a sistemi armonici o pacificanti, secondo una visione tradizionale del Rinascimento. C’è un nucleo tragico del pensiero umanistico, fortemente “anti-dialettico”, in cui le polarità opposte non si armonizzano né vengono sintetizzate (tranne forse in pochi autori come Giovanni Nesi, che nel suo Oracolo del nuovo secolo cerca di far andar d’accordo il neoplatonismo di Marsilio Ficino e il misticismo apocalittico di Savonarola).

Tra gli autori antologizzati, Petrarca, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Lorenzo Valla, Leon Battista Alberti, Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Pico della Mirandola, Poliziano, Savonarola, Leonardo Da Vinci, Machiavelli.

Un libro che cambierà le opinioni comuni sull’umanesimo e dunque su una grossa fetta della letteratura e della filosofia tra la fine del Trecento e gli inizi del Cinquecento

Quando

24 Febbraio 2017
ore 17.30 Sala dello Stabat Mater

Informazioni

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Tel. 051 276811



Ingresso libero

Dove

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