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“Il suono giallo” di Alessandro Solbiati al Teatro Comunale

In scena dal 13 al 17 giugno la nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna.

È un omaggio dichiarato a Vassilij Kandinskij e alla sua poetica la nuova commissione del Teatro Comunale di Bologna al compositore milanese Alessandro Solbiati che, confrontandosi e ispirandosi all’omonimo testo originale del pittore russo (Der Gelbe Klang) cerca di restituirne in musica lo stile originalissimo, fatto di aforismi e calato in un contesto estremamente meditativo e rarefatto.

“La commissione ad Alessandro Solbiati per la realizzazione del Suono giallo – sottolinea il sovrintendente Nicola Sani – rientra nella politica del Teatro Comunale di Bologna di sostegno, promozione e diffusione del teatro musicale contemporaneo, con particolare riferimento alla generazione attuale dei compositori italiani. Solbiati, che trae il soggetto della sua nuova opera dal grande pittore russo Vassilij Kandinskij, è uno degli autori più interessanti nel panorama della nuova musica. La sua scrittura innovativa riesce a coniugare il piano narrativo e l'espressività e unisce al portato dell'avanguardia la grande lezione della tradizione melodrammatica italiana.

Altrettanto interessante sarà la lettura musicale di uno specialista della contemporanea come Marco Angius, che torna a dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale dopo il successo ottenuto alla direzione di Jakob Lenz nel 2012.

 “La drammaturgia utopistica del Suono giallo di Kandinskij – sottolinea Angius – si presenta come un soggetto arduo da mettere in musica: poco testo, assenza d’azione effettiva, mancanza di un reale protagonista, incarnato semmai dall’inquietudine dell’artista e dal suo inconscio. La musica di Solbiati accetta la sfida offerta da una struttura espressiva così visionaria e la introietta in una partitura sontuosa, millimetrica, perfino ossessiva nella ricerca dei timbri e dei rapporti tra suono e segno, tra parola e colore. Tre livelli principali – continua Angius - sostengono la struttura drammaturgica: il coro grande, presente praticamente nell’arco di tutta l’opera, si confonde ed emerge dalle rigogliose efflorescenze orchestrali come un’entità metafisica, una sorta di coscienza collettiva. Un secondo piano è rappresentato dal coro piccolo, artefice di rituali misteriosi e danzanti: in esso prevale una componente ritmica, più aderente alle allusioni coreografiche dell’insieme. Infine i cinque Giganti, figure indefinibili e a-soggettive, sebbene dotate ciascuna di un proprio momento solistico”. Ognuno dei sei pannelli scenici che formano l'opera viene accompagnato da un breve intermezzo orchestrale, cioè da un commentario che sigla l’ambiente sonoro precedente e stacca sul successivo, come spiega il compositore stesso nelle note alla partitura. Si tratta dunque di un teatro musicale dalle illimitate derive di senso: una galleria sonora e visiva di forme mobili e stratificate in flussi discorsivi. Lo spettatore, parte integrante di questo ingranaggio, è invitato ad addentrarsi in un labirinto onirico fatto di elementi simbolici, quando non animisti, dove nulla sembra veramente immobile, anche nei momenti di sospensione timbrica e temporale più evidenti.

La regia è firmata da Franco Ripa di Meana, le scene e i costumi da Gianni Dessì – entrambi autori del progetto scenico – mentre il Coro del Teatro Comunale di Bologna è istruito da Andrea Faidutti.

Scene e costumi Gianni Dessì
Luci Daniele Naldi
Drammaturgia Marco Gnaccolini
Interpreti
Alda Caiello, Maurizio Leoni, Paolo Antognetti,
Laura Catrani e Nicholas Isherwood.
Nuova produzione Teatro Comunale di Bologna
Commissione Teatro Comunale di Bologna
Prima rappresentazione assoluta
​Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

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